“Per vedere il pericolo e rivelarlo occorrono mortali che giungano più rapidamente nell’abisso”
(M.Heidegger, SENTIERI INTERROTTI – Perché i poeti?)

“I confini dell’anima vai e non li trovi, anche a percorrere tutte le strade: cosi’ profondo è il discorso che essa comporta.” Questo frammento di Eraclito calza perfettamente il “logos” rivelatore della poesia di Maria Grazia Di Biase
profondo - tra i cui sinonimi sono leggibili “intimo, oscuro e arcano” – è il senso da penetrare;
profonda è la qualità dell’anima che detta e ,ancora, nella profondità dell’essere trova le parole.
Ecco dischiudersi sentieri ora celati, ora palesi, comunque discendenti ed orientati alla ricerca di un “tesoro difficile da raggiungere”.
 
Palpitante discesa nell’Ade, come l’inconscio, mondo infero e buio, nel quale agli occhi non è dato di vedere; ma, prerogativa del poeta è la veggenza, dono elargito a Tiresia, cieco, qui esempio tra i tanti possibili.
 
L’anima dell’autrice si fa corpo, un corpo coraggiosamente vissuto, denudato e sudato ,che, vagando tra le ombre cupe della notte, genera fantasmi e sogni,entrambi sfuggenti al colore.
Diversamente, la presenza del colore, nel quale ci conducono i “Sentieri” di Heidegger, ambito privilegio dell’umana ricerca interiore.
 
Nelle poesie qui raccolte la parola si offre come veicolo di una trasmutazione alchemica, la cui prima fase è la “nigredo”, psicologico incontro con l’ombra, che sta a simboleggiare il Tempo; il sentiero diviene allora Via Regia.
Questo tempo, trasferito nel verso, la poetessa lo percorre nelle vesti di Persefone; le parole nascono dalla sonorità di un vento variabile e cadenzato, per dar vita ad una musicalità talvolta impetuosa, altre volte delicata.
 
Il vento medesimo, nelle sembianze di alito, dall’argilla creò l’esistenza: così nel Genesi, “libro del Principio”.
Come per la scultura, è ancora l’argilla a plasmare, secondo la volontà dell’artefice, le immagini che scaturiscono dalla parola poetica: formata di terra ed acqua, ci indica gli elementi prediletti dai sentieri tracciati.
Una via terrena, umida ed irta, non pianeggiante; un’acqua tumultuosa ed estesa quanto il mare: binomio caratterizzato dalla femminilità.
 
Solo superando con la sua nave le colonne d’Ercole, confine tra il noto e l’ignoto, Ulisse potè “seguir virtute e conoscenze”; così, a vele spiegate, la poesia di Maria Grazia Di Biase, nel passaggio dal particolare all’universale, consente al lettore la riflessione sul personale sottosuolo.
Salpato da Eraclito, a lui di nuovo approdo, memore che “la via che sale e la via che scende sono la stessa cosa”; ma soprattutto consapevole del fatto che soltanto a chi fa propria l'impavidità di fronteggiare gli abissi, sarà concesso di ascendere alle vette dell’anima per i sentieri della poesia.

Mario Falcucci

“La ricerca artistica della pittrice Maria Grazia di Biase nasce da una profonda e incontenibile esigenza personale di espressione legata ad una forte personalità.

Le sue opere rappresentato una realtà culturale ed una grande umanità oltre il tempo.
Esse vivono in un mondo suggestivo pieno di contenuti onirici: I visi delle sue “donne” sono create da una mano sapiente, che le colloca in un ambiente surreale rivelando oltre al travaglio intimistico dell’artista, anche l’ansia di amore universale, che si legge nelle sue liriche poetiche, recentemente pubblicate”.

Giorgio del Bono

Varia nel contenuto e carica di significazioni si presenta la pittura di Maria Grazia di Biase.
Scorci di paesaggi, suggestivi ed arcani, si alternano a ritratti, sempre eseguiti con mano abile,
a figure di donna, rappresentate in tutta la loro essenza femminile ed a figurazioni simboliche, frutto di una profonda ricerca interiore.

In esse, soprattutto, risulta evidente la consapevolezza che l’espressione artistica di Maria Grazia Di Biase nasce da un’attenta “meditazione”:un viaggio nei sentieri più nascosti del proprio essere, all’esplorazione di quel mondo misterioso e seducente che è il mondo dell’anima, di cui l’artista tenta di cogliere le vibrazioni più segrete, le suggestioni più profonde.

Cosi è, ad esempio, nell’ opera “Il Deserto” in cui nel silenzio del proprio intimo, evocato dal deserto, la pittrice arriva a percepire il senso dell’Amore, di quell’amore di ordine superiore, trasfigurato e trascendente, che guida verso l’indifferenzazione originaria.

Santina Quagliani 


…. mi sembra di poter constatare il valore artistico di questi quadri e, soprattutto, di sentirne il significato interiore: un tormento, forse una sorta di smarrimento di fronte al mistero della vita.
Tutto ciò è espresso non tanto dalla scelta tematica con la prevalenza della figura femminile (come affrontando la problematica della donna), ma dal modo di costruire l’immagine attraverso il movimento contrastato delle linee.
Se ciò può essere evidente nella scelta del titolo di uno di questi quadri -Inquietudine- , è necessario affermare che ogni opera d’arte non vale per il soggetto che rappresenta, ma per la forza del linguaggio con il quale l’autore rende i propri sentimenti di fronte a quel tema.
In questo caso, per esempio, il significato del titolo è reso dal movimento tormentato delle linee che disegnano il corpo allungato della protagonista, dal loro iterarsi nelle pieghe della veste, movimento ripreso con altrettanta angolosità dai due alberi posti ai lati, mentre la figura, sullo sfondo azzurro del cielo, sta discendendo verso una meta ignota.
E’ questo, credo, il significato non soltanto di Inquietudine, ma anche delle altre.
In Maternità il lieve sorriso che anima le labbra della protagonista può essere messo in relazione con la tenerezza materna. Ma, ancora una volta, le linee della veste della donna insieme a quelle del panno che copre il bambino e gli occhi che guardano a distanza rendono il senso di riflessione interiore, come chiedendosi quale sarà il futuro, eterna domanda senza risposta che ognuno di noi si pone.
La visione degli occhi da parte dello spettatore è perciò uno degli elementi fondamentali di queste pitture.
Ma anche quando essi non si vedono, a causa della posizione dei corpi, o quando sono chiusi, le linee del disegno e i colori trasmettono un’analoga malinconia.
“Solitaria andrò per i sentieri della mia anima…” scrive in una sua bella poesia Maria Grazia Di Biase, riassumendo, a mio avviso, il significato di tutte le sue opere….


Piero Adorno